Biografia

Quinto Martini ( Seano di carmignano 1908- Firenze 1990)

 

Nacque a Seano di Carmignano presso Prato il 31 ott. 1908, quintogenito di Torello e Stella Cinelli, contadini.

 

Nonostante l’umile ambiente in cui trascorse l’infanzia, mosso da un’intensa vocazione artistica sin da bambino iniziò ad alternare il lavoro dei campi con il disegno e «l’impastar mota, cercando di ritrarre i corpi degli uomini che dormivano», come ricorderà egli stesso anni dopo (in III Quadriennale d’arte nazionale. Catalogo generale, Roma 1939, p. 131). Nella primavera del 1926 si presenta ad Ardengo Soffici nella di lui casa di Poggio a Caiano, vicino Seano, per mostrargli alcuni suoi lavori. Il maestro riconosce le doti del giovane che ancora non ha alcuna formazione artistica, e ne diventa mentore e mecenate intellettuale. Gli insegna le tecniche artistiche e la cura nel disegno, aprendogli inoltre la propria biblioteca dove il Martini vede per la prima volta riproduzioni di Cézanne, Rousseau e Picasso.. Tale esperienza è ravvisabile negli esordi pittorici del M., nei quali la lezione sofficiana – che rimarrà sempre evidente nella sua arte, perlomeno nella predilezione per i temi dell’ethos contadino e nelle scelte iconografiche.

Dopo la guerra il Martini riprese con rinnovato vigore sia l’attività artistica sia quella d’impegno civile, schierandosi politicamente con il Partito comunista italiano e adoperandosi per costituire una nuova Società di belle arti a Firenze. Nel 1947, nonostante la sua resistenza a identificarsi in correnti e schieramenti, aderì, con U. Capocchini, E. Cavalli, G. Colacicchi, O. Gallo e O. Martinelli, al gruppo Nuovo Umanesimo, il cui manifesto dichiarava l’opposizione a ogni idea di arte astratta. Nel 1935 il Martini si trasferì a Firenze, dove iniziò a pubblicare le prime incisioni su Frontespizio, la rivista che raccoglieva artisti e letterati fra i maggiori del tempo, impegnandosi attivamente nella vita culturale della città. Nel 1938 tenne le sue prime personali di scultura, esponendo a Firenze (galleria d’arte Firenze) e a Roma (galleria della Cometa).

Nel corso degli anni Trenta l’interesse del Martini scultore si indirizzò soprattutto verso i temi del ritratto e del nudo femminile, ritraendo familiari, amici, e personaggi del suo borgo natio e della zona rurale circostante. Da rilevare sono i ritratti in terracotta, gesso, e bronzo fatti alla madre, a Ardengo Soffici, e alla moglie Maria Ferri esposti più volte a mostre importanti. Molti sono i "Ritratti" degli amici artisti, letterati, intellettuali realizzati dalla fine del Secondo conflitto mondiale e sino alla morte in una sorta di dialogo continuo con tali personaggi durato decenni e ripetuto spesso con diverse opere dedicate ai medesimi soggetti in tempi diversi.

Dal 1960 ottiene la cattedra di scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze dove insegna fino a tutti gli anni ’70.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta, coronati da vari riconoscimenti pubblici, fra cui diverse importanti antologiche dedicate sia alla sua pittura sia alla sua scultura, il Martini continuò a dividersi fra l’attività artistica, espositiva e didattica, e la scrittura.


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